Cosa fai per mantenere una corretta igiene orale? parte 2 – IL DENTIFRICIO

Spazzolino e dentifricio sono fatti l’uno per l’altro e per lavorare in sinergia. Ecco perché è così importante sceglierli bene e, soprattutto, sceglierli insieme.
Nello scorso articolo della rubrica abbiamo parlato dello spazzolino, oggi parleremo del dentifricio.

Il dentifricio è un prodotto impiegato nell’igiene orale e ha lo scopo di rimuovere la placca dentale e le macchie superficiali dello smalto dei denti. Esso coadiuva l’azione meccanica espressa dallo spazzolino ma non può in alcun modo sostituirsi ad essa: mentre la placca batterica viene sollevata dallo spazzolino, il dentifricio ne facilita e ne completa il processo di rimozione.

COSA È CONTENUTO ALL’INTERNO DEI DENTIFRICI?

  • acqua;
  • tensioattivi;
  • saponi o detergenti;
  • agenti abrasivi come ossido di alluminio o ossido di silicio (dal 20 al 40 %);
  • medicamenti/farmaci come fluoro o pirofosfati;
  • aromi e dolcificanti;
  • coloranti e conservanti

Accanto ai componenti che ne stabilizzano la composizione e ne migliorano la gradevolezza come acqua, tensioattivi, coloranti e aromi, quello che deve guidare nella scelta del corretto dentifricio sono le caratteristiche abrasive e farmaceutiche del dentifricio.

MEDICAMENTI

Tra le componenti farmaceutiche presenti nei dentifrici, è da annoverare primo tra tutti il FLUORO. Il fluoro è un minerale che ha la capacità di legarsi alle molecole di cui è costituito lo smalto dentale, rendendolo più resistente all’attacco degli agenti prodotti dalla placca batterica.

I suoi effetti sono:

  • inibire la demineralizzazione dello smalto;
  • promuovere la rimineralizzazione delle lesioni cariose precoci;
  • inibire l’attività enzimatica prodotta dai agenti della placca batterica.

Il fluoro gioca dunque un ruolo importantissimo nella prevenzione della carie e nella protezione dei colletti dentali scoperti.

Qual è la giusta concentrazione di fluoro all’interno del dentifricio?
La concentrazione del fluoro è da sempre fonte di discussione, esso infatti non deve essere né troppo, né troppo poco.
La sua quantità all’interno dei dentifrici non deve superare i 1500 PPM (parti per milione). L’ideale dovrebbe essere tra i 1000 e i 1100 PPM.
Occhio all’etichetta!! C’è sempre riportata la concentrazione di fluoro presente all’interno del dentifricio.

N.B.: i dentifrici per i bambini fino ai 6 anni di età non devono contenere concentrazioni di fluoro superiori ai 500-600 PPM. C’è il rischio che il bambino ingerisca il dentifricio assorbendo quantità eccessive di fluoro, azione che se reiterata nel tempo può portare alla condizione clinica della fluorosi.

Tra gli agenti farmaceutici presenti nelle paste dentifricie, sono attualmente disponibili in commercio dentifrici per il controllo del tartaro, al cui interno vi sono i PIROFOSFATI.

Cos’è il pirofosfato?
È un ingrediente attivo che ha la capacità di inibire la calcificazione della placca batterica e quindi inibire la formazione di nuovo tartaro. I dentifrici a base di pirofosfato non agiscono eliminando il tartaro sopra e sottogengivale già esistente, il suo effetto inibitorio funziona solo sulla deposizione di nuovo tartaro. Per ottenere il massimo beneficio da un dentifricio anti-tartaro, i denti del paziente devono essere puliti e completamente privi di tartaro sin dall’inizio del suo utilizzo.

Alle sostanze riconosciute come medicamenti sono gli agenti che hanno proprietà DESENSIBILIZZANTI. Tra questi abbiamo:

  • sostanze che bloccano l’impulso nervoso, come il cloruro di stronzio e i sali di potassio (cloruri e nitrati);
  • sostanze promuovono la rimineralizzazione dello smalto dentale e l’occlusione dei tubuli dentinali, come i prodotti a base di fluoro.

ABRASIVITÀ

Il potere abrasivo del dentifricio è legato, non solo agli ingredienti, tra cui i più comuni sono l’ossido di alluminio e di silicio, ma anche alla forma e grandezza dei microgrnauli.

I dentifrici devono essere sufficientemente abrasivi per la pulizia e la lucidatura delle superfici dei denti, ma devono fornire un margine di sicurezza contro l’aggressione da parte di coloro che spazzolano con particolare aggressività.

Per valutare l’abrasività di un dentifricio ci avvaliamo del metodo RDA (Relative Dentin Abrasivity) sviluppato dall’American Dental Association nel 1976 che classifica i dentifrici come:

  • a bassa abrasività (da 60 a 70)
  • a media abrasività (da 71 a 100)
  • a moderata abrasività (da 101 a 120)
  • ad alta abrasività (da 121 a 250)

Per evitare il danno ai tessuti duri del dente, è necessario scegliere dentifrici con abrasività minore di 250 RDA.
Ad influire sull’usura delle superfici dentarie, infatti, come già spiegato nel precedente articolo, non è tanto la durezza delle setole dello spazzolino scelto, quanto il modo in cui esso viene usato e l’abrasività del dentifricio. Resta dunque centrale il ruolo dell’Odontoiatra, che istruirà il paziente sulle tecniche migliori da adottare per una corretta igiene orale domiciliare.

Nei prossimi appuntamenti della rubrica: “Cosa fai per mantenere una corretta igiene orale?” parleremo di collutorio e filo interdentale.

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